Parce Di Pietro
Che fine ha fatto Antonio Di Pietro? Non si tratta certo di un interrogativo angoscioso, ma fa una certa impressione la scomparsa repentina di un personaggio che aveva tenuto banco per molti anni col suo antiberlusconismo aggressivo e fondamentalista. Ancora pochi mesi fa il suo movimento, per quanto scosso da tensioni e da accuse moralistiche (chi la fa l’aspetti), veniva dato come un soggetto politico di una certa consistenza.
12 AGO 20

Che fine ha fatto Antonio Di Pietro? Non si tratta certo di un interrogativo angoscioso, ma fa una certa impressione la scomparsa repentina di un personaggio che aveva tenuto banco per molti anni col suo antiberlusconismo aggressivo e fondamentalista. Ancora pochi mesi fa il suo movimento, per quanto scosso da tensioni e da accuse moralistiche (chi la fa l’aspetti), veniva dato come un soggetto politico di una certa consistenza. La “foto di Vasto” che sembrava sancire la presenza dell’ex pm nella coalizione di centrosinistra data per vincente, invece, è ingiallita molto in fretta. Di Pietro ha scelto di cavalcare le spinte più estreme del giustizialismo, quelle che puntavano a delegittimare il Quirinale e a stringere un’alleanza con l’ala antagonista del sindacalismo. In questo modo ha spostato l’asse della sua proposta politica al di fuori dell’area egemonizzata dal Partito democratico, che ha la sua copertura a sinistra con Nichi Vendola e quella giustizialista con Pietro Grasso. Perso l’ancoraggio dell’alleanza di centrosinistra, l’intesa tra giustizialisti ed estremisti non aveva più bisogno di Di Pietro, e Antonio Ingroia ha esercitato la sua pesante prelazione che ha messo ai margini l’ex pm ed escluso dalle liste gran parte della sua corte di un tempo. Per mettere in lista l’ala dura del movimento No Tav, quello che ha coperto di minacce persino il procuratore torinese Gian Carlo Caselli, per giustificare i pugni chiusi dei candidati manettari ai funerali di Prospero Gallinari, la figura di Di Pietro, che da ministro dei Lavori pubblici aveva autorizzato la linea ad alta velocità e che non ha mai ceduto alla transigenza verso il terrorismo, risulta persino un po’ ingombrante.
Non è stata l’uscita di scena di Berlusconi, annunciata ma poi non realizzata, a mettere nell’ombra il campione dell’antiberlusconismo, ma l’involuzione tendenzialmente eversiva del giustizialismo, che Di Pietro aveva avviato nella convinzione di controllarne gli effetti. Invece, come un apprendista stregone qualsiasi, è stato travolto da un processo che aveva incautamente messo in moto. Può darsi che, dopo le elezioni, riesca ancora a far valere la sua abilità manovriera, ma è difficile che possa ancora godere di amicizie influenti e popolarità mediatica oggi destinate ad altri.